Storia

“Tutti gli alberi, le erbe e le radici così come tutti i metalli e i minerali, ricevono le loro forze, il nutrimento e la crescita dallo spirito della terra perché lo spirito, che è vita, è nutrito dagli astri e accorda in seguito il suo nutrimento a tutto ciò che vegeta."


Basilio Valentino, Le Dodici Chiavi della Filosofia, Quinta Chiave.

Sette antichi manoscritti contenenti oscure ricette per la produzione di vino esoterico. Sette diversi approcci alchemici da operarsi in sette luoghi diversi per cogliere al meglio la forza vivificante della terra. Sette vini, sette metalli, sette diversi viaggi mistico-sensoriali.

Tutto ha inizio nella Venezia eterodossa del Settecento, quando libri di magia e pratiche magiche circolavano ampiamente in forma manoscritta. Un giorno del 1777 un frate di nome Gian Giacomo, denunciato al Sant'Uffizio per praesunta haeresis e ricercato dal Capitano del Tribunale che aveva l'ordine di arrestarlo, corse a rifugiarsi in una soffitta non lontano da San Marco. Il motivo dell'accusa era il possesso di sette manoscritti di carattere alchemico che egli aveva fatto vedere ad altri frati e viticoltori.

Nella soffitta il frate trovò un libro nel quale pensò bene di nascondere i manoscritti. Poi, nel risguardo del libro, scrisse, firmò e datò la breve confessione che ci consente di ricostruire in parte questa vicenda, e nascose il tutto meglio poté. Non sappiamo cosa accadde successivamente a fra' Gian Giacomo. Non sappiamo se fu catturato dal Capitano del Tribunale, non sappiamo se fu mai portato dinnanzi all'inquisitore. Negli incartamenti processuali coevi non pare esservi alcuna menzione di un frate di nome Gian Giacomo arrestato per il possesso di manoscritti sospetti, e probabilmente non ci fu un processo inquisitoriale vero e proprio.

Per qualche motivo libro e manoscritti finirono due anni dopo a Napoli, se – libro alla mano – leggiamo, nella carta di guardia, il nome del suo nuovo possessore, nonché luogo e data: “Ermanno dei Sorrentino, in Napoli, 1779”. Probabilmente il libro, ritrovato presto nella soffitta, fu ceduto o venduto a qualcuno – forse proprio a detto Ermanno – che lo portò con sé a Napoli assieme ai manoscritti. Queste le vicende di Gian Giacomo, dei manoscritti e del libro che, prima della caduta della Serenissima, raggiunsero la Napoli di Ferdinando IV.

Ebbene ho avuto la fortuna di ereditare da mio padre – il quale a sua volta lo ereditò da suo padre – il libro di Gian Giacomo, ancora integro e contenente i manoscritti. Non posso affermare di essere un discendente di Ermanno, l'antico possessore del libro, benché porti lo stesso cognome. La cosa che più importa è l'essere venuto in possesso di originali manoscritti della seconda metà del Settecento contenenti procedure alchemiche atte alla produzione di sette vini non ordinari. Evidentemente si era voluto che non andasse perduta la memoria di Gian Giacomo e dei manoscritti, se sul dorso del libro si legge, probabilmente scritta da Gian Giacomo stesso, la parola greca il cui significato è: “immortale”.

Essendo da sempre un appassionato di alchimia e filosofia ermetica ho deciso di rileggere le Dodici Chiavi della Filosofia di Basilio Valentino, il Corpus Hermeticum di Hermete Trismegisto, la Atalanta Fugiens di Micheil Maier e tradurre i manoscritti per dare inizio alla coltivazione dei sette vini. Molte cose mi sono rimaste oscure per diversi anni. Grazie all'aiuto di un Rosacroce amico si sono aperte ulteriori possibilità di interpretazione del testo ermetico ed è stato possibile, avvalendosi di viticoltori opportunamente scelti in sette differenti luoghi d'Italia, lontano dalle moderne tecnologie, applicare le conoscenze acquisite e ottenere, dopo innumerevoli tentativi, i sette vini alchemici di fra' Gian Giacomo.

Oggi conserviamo libro e manoscritti in un luogo sicuro. Dove? Nel Roseto dei Filosofi, nel quale, senza la giusta Chiave, non si può entrare... 

 

Athanor

© 2018 Athanor Wine S.r.l.  / Contatto Italia / Credits